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Il Cinema Albanese

Poco sviluppata prima e durante la Grande Guerra, la settima arte fiorì in Albania nella seconda metà del secolo scorso. La cinematografia ebbe uno spazio di rilievo nel panorama artistico e culturale dello stato socialista che si instaurò nel paese delle aquile subito dopo la II Guerra Mondiale. Dal primo film drammatico prodotto interamente in Albania nel 1958 (Tana, di Kristaq Dhamo e Fatmir Gjata) al 1990 vengono realizzati più di 300 lungometraggi e migliaia di film documentari; un opera immensa per una popolazione di poco più di 3 milioni di abitani! Tra gli autori spiccano Dhimiter Anagnosti, Viktor Gjika, Kujtim Cashku, Pirro Milkani, che provano in alcune loro opere a scostarsi, per quanto possibile, dai rigidi schemi del realismo socialista.

 

L’uscita dell’Albania nel 1990 dal lungo isolamento segna l’inizio del travagliato periodo di transizione, contrassegnato da grandi difficoltà economiche e sociali che non risparmiano il mondo della cultura. Anche il cinema viene colpito subendo tagli ai finanziamenti e la chiusura dei cinema in quasi tutti i principali centri urbani. La situazione migliora dopo il 1996 con l’introduzione di una nuova legge per il cinema e il conseguente ripristino dei fondi necessari alla realizzazione di nuovi film. Nascono nuove case di produzione e diversi giovani registi, tra cui Gjergj Xhuvani, Artan Minarolli, Fatmir Koci, Besnik Bisha si affermarono sulla scena artistica albanese, riuscendo in alcuni casi a portare le loro opere alla ribalta di importanti kermesse cinematografiche internazionali.

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