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Nuovi italiani e diritto di cittadinanza (2)

Venerdì 9 luglio 2010 presso l’ex sede dell’Associazione Culturale PiemontEuropa, a Torino, è stato organizzato l’evento “Nuovi cittadini, integrazione e cittadinanza italiana: quale futuro?” per fare un punto della situazione e descrivere alcune delle proposte di modifica più significative alla legge attuale sulla cittadinanza. Alla serata hanno partecipato il parlamentare piemontese Marco Calgaro e l’Assessore alla Famiglia Salute e Politiche Sociali della Città di Torino, Marco Borgione.

La serata si proponeva di offrire ai nuovi cittadini la possibilità di incontrare e dialogare direttamente con i rappresentanti delle istituzioni nazionali e locali. Il pubblico infatti ha avuto la possibilità di discutere con gli ospiti presenti ed ha  portato alla loro attenzione casistiche e problematiche legate all’argomento trattato.

L’iniziativa mirava anche a valorizzare il patrimonio culturale e le esigenze sociali delle comunità straniere presenti sul territorio, nell’ottica di dare rilievo agli elementi unificatori che compongono il substrato di comunità eterogenee e fornire uno strumento di diffusione e di supporto alla simbiosi etnico-culturale di una città sempre più cosmopolita.

La serata, moderata da Raffaele D’Amato, dell'Officina della Storia e Benko Gjata, giornalista albanese, ha avuto inizio con le testimonianze di nuovi cittadini che hanno ottenuto o sono in procinto di ottenere la cittadinanza italiana.

Sono più di 900.000 i giovani italiani, figli di immigrati nati in Italia o giunti qua da piccoli, che non hanno ancora ottenuto la cittadinanza italiana perché penalizzati dalla normativa in vigore. Una situazione pesante che impedisce a loro di progettare il futuro e realizzare i propri sogni e ambizioni come tutti i coetanei. 

Quella delle seconde generazioni è solo una delle importanti questioni legate all’accesso alla cittadinanza italiana da parte dei nuovi cittadini che vivono a lavorano stabilmente in Italia, loro patria adottiva.

Da più parti viene considerato troppo eccessivo e penalizzante il termine dei dieci anni per la concessione della cittadinanza per “naturalizzazione”, in base al requisito della residenza. Così come vengono denunciati come assolutamente anomali i tempi burocratici per la valutazione delle domande, da parte della pubblica amministrazione.

La stessa legge 91/1992, che regola la materia, viene considerata datata e superata ed esistono diverse proposte di legge, al vaglio del parlamento proprio in questo periodo, che mirano alla sua revisione.

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